Mille e una notte (rock)

Onde e memorie dei giorni in cui la musica era davvero un'arte. Più qualche sensazione...

martedì, 13 dicembre 2005

Bang!

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mercoledì, 01 giugno 2005

pubblicità progresso:

ANDATE A VOTARE PER I REFERENDUM

OPPURE PREPARATEVI A SCIVOLARE IN MODO IRREPARABILE VERSO L'ALTO MEDIOEVO

 

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domenica, 08 maggio 2005

IL RITORNO DEI VAN DER GRAFF

Esco dal silenzio, solo per una volta, per condividere l'emozione provata nel vedere la scaletta del concerto che i Van der Graaf hanno suonato a Londra il sei sera. E' qualcosa di magnifico. Saranno a Milano l'11 e a Roma il 12 giugno, poi torneranno in luglio, a Taormina e Brescia. Chiunque abbia imparato (anche suo malgrado) a fidarsi del vecchio Zep non si perda questo passaggio. Sono pronto cone le mie lacrime di commozione più sincere.

 

Undercover Man
Scorched Earth
Refugees
Every Bloody Emperor
Lemmings
Nutter Alert
Darkness (11/11)
(In The) Black Room
Masks
Childlike Faith in Childhood's End
The Sleepwalkers
Man-erg

Killer
Wondering
 

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mercoledì, 23 marzo 2005

SAPETE DIRMI DOV'E' LA MIA TERRA?

Mi è stato fatto notare che da qualche giorno lo Zeppelin s'è sgonfiato. E' vero. Mi spiace, un poco. Non c'è un motivo. Ho avuto molto da fare, la testa piena d'altre cose. Fatico ad elaborare idee nuove.

Mille e una Notte non è un vero blog. Non è il mio diario, non di questa vita, non sempre. E' una raccolta di cronache di un tempo passato. Un diario postumo, di un'altra vita.

Da qualche mese sto pensando di calare il sipario. Non lo faccio. Però mi metto in pausa. Spero che vi dispiaccia. A me spiace.

Lascio la porta aperta. Chi volesse essere informato di una eventuale ripartenza, mandi una mail al mio indirizzo di mail: astadischi@yahoo.it

Vi sono debitore di molto. Mi sono divertito. Ho esplorato il passato e l'ho rivissuto con piacere.

Ma tutte le cose devono finire.

 Ultimo Zep

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giovedì, 17 marzo 2005

IL CABARET DI VOLTAIRE

Magnifico quando tutto si mischia, i pezzi faticano a ricomporsi, ma alla fine ogni singolo dettaglio che faticosamente metti insieme ti dà un piacevole solletico. Dubito che qualcuno di voi (stai zitto tu che c’eri!) ricordi i Cabaret Voltaire. In realtà non li ricordo neanche io. Era un gruppo di Sheffield che faceva musica elettronica per l’etichetta Bizzarre. Freddi da morire, aspiranti dance, poco orecchiabili, molto sperimentali. Questo per dire che c’era un motivo per cui non ve li ricordiate o li abbiate dimenticati.

La storia è che, per un giro di coincidenze non meglio identificate, mi ritrovai su un pulmann diretto da Londra Sheffield nell’autunno del 1983 per andare a vedere i Cabaret Voltaire. Viaggio lunghissimo fra birre e canne. Io, che non fumo ma non ho nulla in contrario che gli altri lo facciano, dovetti accendere i fari antinebbia per muovermi da un sedile all’altro e raggiungere l’immancabile Cam che, data la mole, ne occupava due da solo, più avanti. A bordo c’era anche  Gabriele, in arte Red Ronnie, famoso già allora, spirito gioviale e allegro.

 Detto che per me Sheffield (una delle capitali del tecnopop) era ed è il Terzo Mondo di Pythoniana memoria, rivedo uno discoteca in una zona non centrale, molto ampia e per nulla colma. Non era un gran ritorno a casa per il Cabaret. Il locale era buio e ampio. Credo che ci fossero degli schermi che proiettavo videoarte, molto alla moda in quei giorni.  Immagini sgranate. Della musica non mi è restato proprio nulla. Non saprei dirne né bene, né male.

 Gironzolammo lungamente, riempiendoci di birra e varie schifezze, tanto la linea era un problema solo mio.  Ho la sensazione di un ritorno senza fine, nella notte. Compagni di viaggio inglesi per nulla simpatici. Alleanza italiana in nome della levità. Sbarcati che era quasi mattino dalle parti di Paddington forse. C’era un cielo chiaro nonostante il grigio. Gambe stanche, pronte al sonno confuso di chi si corica talmente tardi che s’è fatto presto.

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martedì, 15 marzo 2005

SE ESISTE IL PARADISO

Life Aquatic, il nuovo film di Wes Anderson, è un prodotto marginale per l'Italia del XXI secolo. A me piaceva prima l'idea ancora che uscisse, cosa avvenuta il 4 marzo. Domenica era già in un solo cinema e per un solo spettacolo, alle 15.15. E' il segnale che il pubblico del Grande Fratello non lo ha fatto suo. Chissene. Mi sento emozionato all'idea di vederlo, arrivo persino in grande anticipo alla cassa per acquistare il biglietto. Sono praticamente solo. La sala, la numero uno, è semideserta, si respira un'atmosfera deliziosamente surreale. Quando comincia la proiezione, saremo una trentina al massimo.

Un film straordinario. Intelligente. Con colpi di cinema. Pieno di sottintesi e di doppi sensi. Una storia mai banale, di onore, amore, amicizia, sesso intuito, e avventura.  Grande senso dell'umorismo. Una colonna sonora superba. Bill Murray è di nuovo magneticamnte triste e volitivo. Fa il verso a Jacques Cousteau (ricordate?) e si butta nella sfortunata caccia ad un misterioso squalo che gli divorato il migliore amico. Ha uno sguardo perplesso. Nonostante ciò, invita ad avere speranza. I buoni possono vincere, se solo riescono ad essere furbi e a non farsi uccellare dai cattivi e scaltri.

Sprofondo per due ore in un mondo diverso, comondo, vellutato, mi trasferisco a bordo della scalcagnata Belafonte. Se il paradiso esiste, non deve essere molto diverso da questo insieme di stimoli e sensazioni che ti prendono per mano e ti portano nel grande blu - ecco un'altra metafora - per renderti consapevole di cosa conta (ed è bello) veramente.

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lunedì, 14 marzo 2005

 

SE ESISTE L’INFERNO…

 

Sabato sera era in cartellone una cover band degli Who, dal nome non eccessivamente originale (Substitute) ma consigliata dalla nostra Bag. Profittando della libertà provvisoria, con l’ottimo Andrea arrivo alle dieci al pub in questione, sapendo che la pizza che sfornano sul retro è addirittura mangiabile. Sorpresa: i Substitute non ci sono causa malanno del cantante e al loro posto il cartellone offre i Kinds of Magic, o qualcosa di simile, tribute ai QEEN (testuale!). Decidiamo che non ci va, ma ormai siamo in ballo. “Cinema!” suggerisce l’Ottimo. “E cinema sia!”.

 Privi di giornale ci dirigiamo verso il Pathé, pensando che qualcosa di buono si sarebbe comunque  trovato. Dodici minuti dopo le ventidue varchiamo le porte dell’immenso centro commerciale, affollato come se ci fossero i saldi (ma i negozi sono ovviamente chiusi: commercianti riflettete!). Arriviamo alle biglietterie, dove una massa informe si accalca vociante. La coda travalica il confini del locale. Sono tanti, stretti, rumorosi. Tutti vestiti di nero, salvo un paio di stivali alla coscia, verde smeraldo. Fa caldo. C’è puzza di fritto.

 I film sono tutti rigorosamente americani e violenti, dei videogame di due ore, ben girati, maccheppalle. Visto che ci siamo scegliamo quello che ci sembra meno peggio. Il tempo stringe. Proviamo con la macchina che vende i biglietti automatici. Ce ne sono tre, una sola funziona. Un tipo che sta cercando di acquistare due biglietti contemporaneamente (è con la fidanzata) ma non ci riesce. Perde un po’ di minuti prima di rinunciare e comprare due ingressi per due poltrone non contigue. In qualche modo farò, dice con lo spirito di chi deve sfidare da solo i pirati. Ha pagato sette euro e cinquanta. 50 cent più caro dei cinema del centro (in termini percentuali fa 7 per cento): strano, di solito la concentrazione delle attività sviluppa le economie e quindi dovrebbe costare di meno. C’est l’Italie, mon frére.

 Guardo l’orologio. Ventidue e ventinove. Ho un attacco d’ansia. Mi innervosisco. Sembriamo i globuli rossi visti al microscopio, mi manca l’aria. Penso che quest’ è il contrario di quello che mi piace. Dico: Andrea, ti spiace se propongo di andarcene? Lui deve aver visto l’orrore nei miei occhi. Accetta.

 Torniamo al pub. Ordiniamo pizza e birra. Andrew luma garbatamente le cameriere. Comincia con la brunetta, ma quando gli dico che la biondina è meglio cambia obiettivo. Non si mangia male e spendiamo poco. I Kinds of Queen, o come si chiamano, sono bravi. Il cantante tiene bene il paragone, sono puliti, salva la tastiera che ogni tanto va per gli affari suoni e la batteria che suona come un ammasso di feri e pellami riordinato da Schifani.

 Finisce che è una bella serata. Buona musica, quattro chiacchiere, niente cameriere (of corse). La prima roba dei QEEN si ascolta sempre con piacere. Mentre torniamo a casa, una Opel Vectra tampona una Panda scassata con gran violenza, poi fa marcia indietro, colpisce una stilo, e fugge sferragliando in una via che imbocca contromano. Ci allontaniamo alla svizzera in quello che sembrava un film americano.

 Mi addormento con un pensiero: se l’inferno esiste, è come l’atrio del Pathé alle 22.30 del sabato sera. Anche se è chiaro che, visto l’affollamento, la mia convinzione mi rende ancora una volta minoritario.

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sabato, 12 marzo 2005

E MI VIENE DA PENSARE...

Questa è Blondie. All'inizio degli anni Ottanta era un rinchiamo irresistibile all'erotismo. Adesso mi sollecita un urugano di pensieri, non tutti poco licenziosi. Fate voi.

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SONO SEMPRE I MIGLIORI

Il musicista e cantante americano George Scott, uno dei fondatori dei Blind Boys of Alabama, leggendario gruppo di gospel, è morto all'età di 75 anni a Durham. I Blind Boys of Alabama sono oggi un collettivo di cantanti settantenni e ottantenni, non vedenti e pieni d'arcana energia creativa, che hanno conquistato fama in tutto il mondo. Oltre a George Scott, gli altri fondatori del gruppo sono Clarence Fountain e Jimmy Carter, tutte e  tre eccezionali e versatili baritoni.

 Vantano un'esperienza quasi sessantennale in materia di gospel, spiritual e blues (talento che ha regalato loro paragoni con altri arzilli «vecchietti», quelli di Buena Vista Social Club). I Blind Boys hanno vinto premi prestigiosi, cantato in fortunati musical,
inciso intense cover di gospel con artisti contemporanei. Complessivamente sono autori di 35 album. Hanno vinto quattro Grammy
Awards consecutivi.

 Li avevamo visti dal vivo con Peter Gabriel, nel 2003, esperienza magnifica e toccante. Me li ricordo uscire dal palco, sorridenti, tenendo la mano destra sulla spalla di quello davanti. Avevano un'espressione raggiante, loro che non potevano vedere il Filaforum stracolmo. Cantavano seduti in Sky Blu, ma ogni tanto ce n'era uno che s'alzava e ballava leggero, l'aria ispirata e tenera.

 Che brividi.

Uno sguardo verso il cielo.  Ad occhi chiusi.


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venerdì, 11 marzo 2005

MORE RIDUCULA

Al teatro Rendano di Cosenza Gino Paoli ed Ornella Vanoni hanno ritirato il 'Premio Miglior Live
Teatrale dell'Annò, assegnato alla storica coppia della canzone italiana dalla rassegna 'Fatti di Musicà, organizzata da Ruggero Pegna, giunta alla XIX edizione. Alla coppia di artisti è stata vonsegnata la creazione del maestro orafo crotonese Gerardo Sacco.

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RIDICULA

Alcuni scienziati residenti nell'impero americano hanno scoperto che la musica viene memorizzata nel cervello all'altezza delle orecchie. So che non crederete a questa notizia, neanch'io lo avrei mai detto. Per questo vi fornisco la prova.

   (ANSA) - LONDRA, 10 MAR - Quando capita con una canzone che
non piace è estremamente fastidioso: ascoltare un brano
musicale e poi averlo nella testa per ore e ore è un fenomeno
comune, al quale ora gli scienziati sono riusciti a dare una
spiegazione.    Anche se non è riuscito a fornire un modo per scacciare
dalla mente la canzone che continua ad accompagnare i pensieri,
un gruppo di scienziati americani - che ha pubblicato la propria
ricerca sulla rivista britannica Nature - è riuscito per lo
meno ad identificare l'area del cervello che svolge
quest'attività.
   Gli studiosi del Darthmouth College di Hanover, nel New
Hampshire, hanno fatto ascoltare ad un gruppo di volontari una
serie di canzoni conosciute, come il brano de 'la Pantera Rosà
e 'Satisfaction' dei Rolling Stones, sostituendo alcune parti
dei brani musicali con qualche secondo di silenzio.
   Tutti i volontari hanno affermato di poter ancora sentire la
canzone nella propria mente anche durante le pause silenziose e
dall'osservazione della loro attività cerebrale gli scienziati
sono riusciti ad individuare la parte del cervello che entra in
funzione proprio durante i pochi secondi di silenzio. Si tratta
della corteccia acustica, situata nel lobo temporale all'incirca
all'altezza delle orecchie, nel lato sinistro del cervello.
   Oltre a analizzare le onde sonore percepite dall'orecchio, la
corteccia acustica funziona quindi anche come una sorta di
'memoria musicalè in grado di ricordare brani sentiti più
volte. Quando infatti ai volontari veniva fatto ascoltare un
brano poco familiare, la corteccia acustica restava inattiva ed
i volontari non continuavano a sentire il brano nel loro
cervello. (ANSA).

     YK4
10-MAR-05 17:37 NNN

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mercoledì, 09 marzo 2005

LA VITA DI BRIAN

Le piastrelle della piscina dove nel 1969 fu trovato annegato l'ex Rolling Stones, Brian Jones, sono
state messe in vendita al costo di 185 euro l'una dal fan club del musicista di Cheltenham, sua città natale.
Secondo quanto riportato oggi dal tabloid britannico Daily Mail, le piastrelle sono state rimosse dalla piscina di Coltchford Farm nel Sussex (contea a sud di Londra), nel corso di lavori di ristrutturazione della tenuta. Il fondatore del fan club, David Reynolds ha promosso l'iniziativa nella rivista dell'associazione 'Spirit Magazinè, dicendo che rappresenta «l'opportunità di possedere qualcosa di estremamente vicino a Brian».
Ma la vendita ha sollevato un polverone. Parte del ricavato delle piastrelle avrebbe dovuto essere utilizzato per erigere una statua in memoria dell'ex Rolling Stones a Cheltenham, ma molti acquirenti dei macabri souvenir, alcuni dei quali sono di oltre oceano, si sono sentiti dire che non ci sarà nessun monumento commemorativo.
 Ora Pat Andrews, compagna della star negli anni Cinquanta e Sessanta e madre di suo figlio Julian Mark, ha chiesto di avere accesso ai conti bancari del club per fare chiarezza sulla situazione.
 Jones aveva 27 anni quando fu trovato morto nella sua piscina dalla fidanzata dell'epoca, Anne Wohlin. Tre settimane prima era stato escluso dai Rolling Stones che lui stesso aveva fondato.
   Un coroner aveva attribuito l'incidente al fatto che Jones era imbottito di droghe e alcol, ma i fan non accettarono mai il verdetto sostenendo invece che il musicista era stato ucciso.
   La loro tesi si sarebbe in seguito rivelata credibile. Un muratore, Frank Thorogod, che aveva fatto dei lavori per Jones, infatti nel 1994 avrebbe confessato in punto di morte di avere ammazzato lui la rockstar.

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martedì, 08 marzo 2005

 

SAPETE ANCHE CONTRAFFARE

Leggo su un giornale che - prima di ogni partita - un'importante squadra di calcio, in genere abituata a violare le regole, ascolta compilation fatte in casa dei migliori rappers. Sorvolo sui gusti zotici, ma non sull'attività di contraffazione. I giocatori dichiarano apertamente di masterizzare musica e di suonarla in un ambiente pubblico. E' una chiara violazione della legge. Non la prima. Purtroppo non l'ultima.  

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FACEVA SCHIFO GIA’ PRIMA

 

Ancora una tegola su Michael  Jackson. Ed è una delle più pesanti, almeno finora. Il fratello più piccolo del ragazzo che ha accusato la popstar di abuso sessuale ha detto in tribunale di aver visto per due volte la star molestare il fratello nel suo ranch di Neverland.  Star Arvizo, 14 anni, ha anche raccontato che Jackson ha fatto  bere alcol a lui e al fratello Gavin, mostrando ai ragazzi materiale  pornografico e camminando nudo davanti a loro. Jackson, che ha negato  i dieci capi di imputazioni di cui è accusato, rischia 21 anni di  carcere.

 

Il processo, entrato nella sua seconda settimana,  ha così avuto una svolta importante con il primo testimone che ha  raccontato dettagli sulle molestie. Il ragazzo ha detto di aver visto nel febbraio 2003 Jackson che accarezzava il fratello, allora 13enne, mentre era sdraiato sul letto; in seguito la popstar avrebbe intimato ai due ragazzi di non raccontare niente ai loro genitori.

 

«Ho visto la mano sinistra di Michael sotto i vestiti di mio fratello e la destra sotto i suoi - ha spiegato il ragazzo nella sua testimonianza- Jackson lo stava masturbando e si stava massaggiando, aveva gli occhi chiusi. Non sapevo cosa fare. Sono tornato nella stanza degli ospiti».

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lunedì, 07 marzo 2005

OT- TRAGICO UMORISMO ALL'AMERICANA

Titolo di Repubblica, questa mattina, a pagina 11, sull'inchiesta americana sul caso Sgrena.

BUSH: "VOGLIO UN RAPPORTO COMPLETO"

Pensare che nemmeno Clinton ci era riuscito....

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domenica, 06 marzo 2005

UNA CURA PER SANREMO

Mi sono regalato la riedizione di David Live. Lo aveva comprato quasi una trentina di anni fa, quando uscì in dobbio vinile ed io avevo i calzoni corti. Già allora era un disco straordinario, di incredibile freschezza.  Adesso so, ma in quel momento era solo una percezione, che la sua forza era quella di aver saputo coniugare l’America e l’Europa, dando la prima svolta americana a David Bowie, orfano di Ziggy Stardust da un paio d’anni. Alcuni brani, già classici, era offerti in una straordinaria reinterpretazione, rivissuti, rinfrescati. Punte di soul (genere per me ostico e ostile) con chitarre sabbiose o violente. In quel disco c’era il passato, il presente, e il futuro. A sentire bene si odorano i germogli dei due album dai colori a a stelle e strisce (Young Americans e Station to Station) e le sonorità bambine che caratterizzano le decadenti e sognanti atmosfere del periodo tedesco (Low. Heros, e Lodger). C’è tutto. Persino Knock on Wood e hero Today, Gone tomorrow. Jean Genie jazzata è stupefacente. Space Oddity sorniona taglia il respiro. E poi una Rock’n’roll Suicide da far accapponare la pelle.

 Rispetto al vinile, la nuova edizione di david Live, ha quattro cinque brani in più, e l’ordine originale del set ripristinato. La versione è Deluxe, del resto costa cara, 24 euro alla Fnac per 110 minuti di musica. Non poco, l’operazione è molto commerciale, ma il valore dell’opera, ripulita e rimessa in ordine è superlativo.

 

Potrei andare avanti con aggettivi roboanti per un altro po’. Mi accontento di dirvi che è un disco inevitabile, un live per una delle mille notti che non si vorrebbero mai dimenticare. Se volete disintossicarvi dalle orribili voci squillanti e vomitevoli (soprattutto quelle femminili) che avranno condizionato la vostra vita (vostro malgrado) nelle serate di Sanremo non potrete trovare nessuna medicina migliore di questa.

 

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sabato, 05 marzo 2005

SONNAMBULI

Alcuni protagonisti della Storia amano ricordare che ci sono molte cose per cui vale la pena morire. Non so se sono d'accordo, non ci credo in senso assoluto, anche se immagino delle situazioni in cui sarei pronto a rischiare tutto pur di proteggere qualcosa o qualcuno. Mi piace piuttosto il contrario, pensavo stamAne. Piccole e grandi emozioni. Sogni da realizzare, nonostante il tempo e l'età. E gli altri, i pessimisti e gli scettici. Verso le nove e mezza, nel poco traffico del sabato mattina, l'ascolto in sequenza di Scorched Earth e Sleepwalkers (dalle session di Maida Vale dei Van der Graaf) mi ha scosso dal torpore urbano e ricordato che magari c'è qualcosa per cui vale la pena morire, ma molte di più sono quelle per cui vale la pena di vivere. Ok?

  

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giovedì, 03 marzo 2005

UN VENERDI' IN VOLO 

PS. Ogni ammiccamento contenuto nella foto è assolutamente involontario, casuale e non riferito a fatti che potrebbero necesssariamente accadere. A sabato?

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JUST A POOL OF TEARS 

Non ho resistito, talvolta non resisto. Interrompo tutto per mettere on line le foto di Phil Collins che suona Musical Box dei Genesis con i Musical Box (scusate il bisticcio) per la prima volta dopo trent'anni.

Postato da: imperialzeppelin a 19:32 | link | commenti (1) |

ASSORDANTI PENSIERI

 Noi pochi, noi pochi fortunati, noi manipolo di fratelli. L'equipaggio dello Zeppelin dà segni di gran vita e questo mi rende fiero, tenendo alla larga il desiderio di chiudere bottega. Stavolta segnalo il ritorno della Ragazza Che Cammina Sui Suoi Pensieri (RCCSSP) in versione assordante. Seguitela a tutt'occhi...

Altre direzioni. Può capitarti di arrivare al Blue note in preda a un vortice di pensieri assordanti. Buttarti al tavolo senza nemmeno capire bene chi ti sta di fronte. Senza parole e con la mente sprofondata altrove. Tanto da non accorgerti nemmeno dell'ingresso della band sul palco. Nonostante la chitarra rosso fuoco di Nicola Conte e il tavolo proprio lì davanti agli artisti.

 Eppure ti ritroverai a invertire improvvisamente direzione lasciandoti alle spalle tutto il resto. Magari a bocca aperta. Catturato dalle magie musicali di un artista multiforme. Nicola Conte, jazzista, dj, produttore, collezionista di dischi, soprattutto maestro delle atmosfere d'altri tempi uscite dallo storico Blue note e reinterpretare in chiave elettronica. L'altra sera ha saputo riprodurre tutte le direzioni del suo intelligente talento artistico. Sul palco una simbiosi tra Jazz, Bossa Nova, Psicadelia ed estetica musicale anni sessanta. Con alcuni giovani musicisti di grande talento, Daniele Scannapiaco al sassofono tenore e Till Brooner, trombettista e cantante. In più l'ipnotica vocalità di Lucia Minetti. Conte ha iniziato con "Other directions", che dà il titolo al suo nuovo album. E si è poi avventurato lungo un cammino pieno di dettagli che riprende il passato per chiudere con la leggendaria "You are my sunshine" (credo, forse Kind of Sunshine, comunque sapete di cosa parlo).  Un marcia lunga in cui sono spariti i pensieri assordanti.

Postato da: imperialzeppelin a 15:05 | link | commenti (7) |

mercoledì, 02 marzo 2005

 

DIO SALVI LA REGINA

Per capire i problemi del principe Carlo può aiutare approfondire qualche notizia sulla madre, la regina Elisabetta.

Nessuno sa quali siano i gusti musicali della babbiona di WindsOr. Ma una cosa è certa: la sovrana non ama la chitarra elettrica. Ieri nel presenziarie alla consegna di un'onorificenza a Eric Clapton gli ha chiesto «è molto tempo che suoni la chitarra?».
 Risposta del compassato “mano lenta”: «Da circa 45 anni».
 È stata una delle tante situazioni tra l'imbarazzato e l'esilarante nelle quali Elisabetta mostrato la sua splendida ignoranza nei confronti dell'intera categoria dei chitarristi rock.
 Poco prima, stringendo la mano a Brian May dei Queen, questi gli aveva detto che era stato per lui un onore suonare l'inno nazionale nel corso di una cerimonia per il giubileo di Elisabetta nel 2002. Risposta della regina: «Ah, eri tu quella volta?».
 Immediatamente dopo è toccato a Jimmy Page dei Led Zeppelin, che si è sentito domandare, «anche tu sei un chitarrista?».
 Circa 500 persone erano invitate al ricevimento, in onore dei grandi della musica inglese. Conversando con alcuni giornalisti, Clapton non si è mostrato turbato dall'ignoranza rock di Elisabetta: «È bello conoscerla - ha affermato - e non importa se non sa chi siamo, o quel che facciamo. Non mi aspettavo che lo sapesse».
 Tra gli invitati anche Phil Collins, che ha ricordato come prima di un concerto in onore di Nelson Mandela, la Regina disse, «spero che il volume non sia troppo altò. E il suo solo commento subito dopo lo show fu, era davvero troppo rumoroso».

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SIMPLE MINDS ROMA 1983

Sono veramente buono.  Il buon vecchio Camillo, "grande nano", mi ha inviato il resoconto di un concerto che ho visto anch'io. Potevo buttarlo, era uno dei miei ossi. Mannò, Cam è Cam, e allora ecco la sua cronaca. Eravamo quasi in prima fila, sulla destra. Le luci tendevano al blu. La band sul palco, che io vedevo per la quarta volta, e Cam per la terza, navigava in quel momento al top della nostra hit parade personale con il suo nuovo sogno dorato (lon, lon, lon...). Mi ricordo come fosse oggi la macchina che percorreva la via del mare, la squallore del tende... ehi, ma la sto scrivendo io. Invece a tocca a lui... 

(scrive Camillo) Premessa: tra i primi di settembre 1982 e la fine agosto 1983 ho difeso la Patria, ahimé - solo perché costretto.

Indagini non ufficiali dicono che era il 15 marzo 1983, il calendario dice che era un martedi.

La preparazione era iniziata due settimane prima: avevo acquistato un biglietto per il Teatro Giulio Cesare (non esiste più - R.I.P.), il più economico possibile ed era per una pomeridiana della domenica... in una decina di giorni, armato di lametta e trasferibili (la computer grafica era ancora di là da venire...) le 17:30 della domenica erano diventate le 21:30 del martedi e questa falsificazione era l'unico sistema per ottenere un permesso che mi consentisse di rientrare in caserma oltre il termine consentito. L'ottusità militare non ti consentiva alcunché ma, per la salvaguardia della crescita culturale dei giovani, esisteva il permesso T.S.T. (Termine Spettacolo Teatrale) che, dietro presentazione di un biglietto per uno spettacolo teatrale (solo teatro di prosa), consentiva di avere un permesso di rientro ritardato sino ad, appunto, il termine dello spettacolo.

L'oggetto delle "mie brame" non era a Roma, era ad Ostia, sul litorale a pochi Km dalla capitale, ed era una cosa a cui io stesso non avrei creduto sino a qualche tempo prima: un concerto dei Simple Minds. Incredibile per me che li avevo giudicati (ma non lo rinnego) una versione a 33 giri dei singoli (45 giri) dei DEVO... (anche se questo accadeva alla fine del 1980).

Del concerto non ho racconti precisi da riferire.... ma la memoria tiene ben ferma l'immagine di una serata caldissima e memorabile: grande allegria, grande musica, balli e divertimento. Ma il massimo fu quando - al rientro in caserma - verso le 2 della notte, mi ritrovai ad attraversare il cortile principale (a spanne 30.000 mq.) in jeans e maglietta "New Gold Dreams .." davanti a tutti i reparti schierati, Ufficiali e Comandanti inclusi, per una esercitazione improvvisa.

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martedì, 01 marzo 2005

DECOLLA L'OFFENSIVA CONTRO IL CARO CONCERTI

Stamattina ho trovato sulla Stampa un magnifico pezzo di analisi sul prezzo dei concerti. Credo sia la prima volta che un giornale nazionale affronta questo tema in modo così chiaro e sincero. Adesso bisognerebbe scrivere all'Antitrust per intervenire. La prevedendita è un furto! (segue articolo dal giornale torinese)

Francesco Spini
MILANO
Palasport di Milano, 14 e 15 settembre 1984. Le due date, per chi mastica di musica e soprattutto di Queen, sono memorabili, gli ultimi e finora unici concerti italiani del gruppo nel nostro paese. La voce, inconfondibile, era quella di Freddie Mercury. Forum di Assago, prossimo 5 aprile, anno 2005. Tornano i Queen. Freddie Mercury non c’è più, la guest star questa volta è Paul Rogers. L’altra novità è che i Queen sono diventati molto più cari di vent’anni fa. Basta recuperare un biglietto dell’epoca. Difficile per tutti, non per il fan club ufficiale italiano dei Queen, il «We will rock you» di Berbenno (Sondrio), che per noi rispolvera il ticket d’antan. Il prezzo? La stampigliatura segnala 15 mila lire. Rivalutando la moneta secondo i coefficienti Istat, oggi la sommetta chiesta al botteghino equivarrebbe a 17,48 euro. Proviamo ad andare alla rivendita più «centrale» di Milano. Store della Ricordi, Galleria Vittorio Emanuele II. All’interno c’è un angolo dedicato alla vendita dei concerti, gestito dalla Box Office Italia. Il prezzo è triplicato: la richiesta minima è di 51,75 euro, vale a dire tre volte tanto rispetto all’84.
Benvenuti nel mondo dei concerti: prezzi dei biglietti alle stelle, scarsa concorrenza tra chi li vende e ticket praticamente inscindibile dalla sua prevendita. I Queen sono un caso, uno dei tanti, in un universo - quello dei concerti - sempre più ricco, che lo scorso anno ha visto gli incassi crescere del 50% sul 2003, per una cifra che sfiora i 150 milioni di euro. Un dato confermato anche dal recente boom di richieste per il concerto degli U2.
Al botteghino milanese ci snocciolano i prezzi per il gruppo di “We are the Champions” e “Bohemian Rhapsody”. Se proprio vogliamo esagerare c’è la «tribuna gold», di nome e di fatto, che costa 86,25 euro. A scendere c’è il parterre o del primo anello con posti non numerati a 63,25 euro, seguito dalla «piccionaia» al secondo anello per cui sono richiesti comunque i 51,75 euro sopramenzionati. Con un problema: la commessa non è in grado («non li conoscono neppure io») di dire quanto si paga di biglietto e quanto di prevendita.
Scoraggiati, ci rivolgiamo a Internet. Andiamo su TicketOne, tra le più famose rivendite di biglietti che vende anche online, e scopriamo che il costo è identico. Il valore della prevendita non dichiarato da Box Office qui invece è palese, pari al 15% del biglietto. «A meno del 15% non si trova - confermano dalla Barley Arts, società promoter del concerto dei Queen -. Noi non possiamo imporre un prezzo, consigliamo il ricarico suggerito da Assomusica». Che dal canto suo spiega: «Il 15% è il ricarico standard ed è pure il tetto massimo che consigliamo - dice Roberto Meglioli, presidente dell’associazione italiana organizzatori e produttori di spettacoli di musica dal vivo -. Ma in assenza di una legge che regoli la materia c’è chi applica ricarichi superiori, chi fa pagare il costo della carta di credito, la spedizione del biglietto».
Far West, insomma. Tanto che anche a Torino, Teatro Colosseo, la storia si ripete pari pari: il 7 marzo si esibiscono Crosby & Nash, quel che resta dell’icona anni settanta del folk rock made in Usa che formavano insieme a Still e Young. Il punto è che anche a rivolgersi allo stesso teatro chiedono oltre al prezzo del biglietto i diritti di prevendita, 15 per cento ovviamente. Succede così ovunque? No. Vecchia Inghilterra, isola di Wight: al Festival dello scorso anno (Who, David Bowie, Stereophincs) il biglietto in prevendita costava meno di quello comprato il giorno dell’evento. Il motivo è semplice: gli organizzatori hanno interesse a incassare prima il denaro e di averne quindi la disponibilità immediata. Un ragionamento che in Italia nessuno considera, come dimostra il caso Colosseo a Torino e come dimostra pure il caso U2: 62 mila biglietti venduti per la sola seconda data milanese (21 luglio) significa avere in pancia milioni di euro per cinque mesi. Più prevedendita, ovviamente.
Del resto anche chi tenta il colpaccio di comprare il biglietto nudo e crudo direttamente al concerto, la vita è dura. Spiegano sempre alla Barley Arts: «Dipende dagli eventi; talvolta lasciamo 500 o mille biglietti alle casse del luogo del concerto, altre volte no. Nel caso dei Queen, ad esempio, non abbiamo ancora deciso. E comunque nessuno ci obbliga a farlo: talvolta le casse non aprono neppure». Risultato: la prevendita diventa di fatto parte integrante di un prezzo già salatissimo.
«La questione dei caro-biglietti - spiega Meglioli - e della sua crescita esponenziale nel tempo non è guidata da motivi economici, quanto dall’evolversi della passione emotiva degli appassionati». In pratica si acquista ormai a qualunque prezzo e chi vende se ne è ben presto accorto. Così, stando ai dati Assomusica, nel 2004 il rincaro rispetto al 2003 è stato del 13,03%. Altro che inflazione.


Per il settore, Assomusica chiede da tempo, insieme al venir meno dei «misuratori fiscali» per il settore una legge che stenta ad arrivare. All’interno di questa vorrebbe la soppressione dei misuratori fiscali e «la costituzione di una rete di prevendita certificata, dove insieme ad un alto standard di servizio e di informazione sia garantita la certezza del prezzo del biglietto, regolamentati diritti e rimborsi agli spettatori». Finora però regna la deregulation e contemporaneamente la concorrenza latita. L’Antitrust in tutto ciò è rimasta a guardare. Per quanto, ancora?

Postato da: imperialzeppelin a 10:58 | link | commenti (3) |

 HERE IT COMES AGAIN

(IL RITORNO DI PHIL COLLINS)

L'intraprendente Bruno Zamp ha convenuto che fosse il caso di mitigare l'invidia e condividere con noi l'emozione di vedere Phil Collins risedersi dietro la batteri aper suonare The Musical Box, brano che - per intero - non eseguiva da trent'anni. Il suo generoso atto limita i danni. Ma il dolore per non esserci stati resta.. 

.....24/2/05 dopo 30 anni dal concerto torinese, un torinese si muove alla volta di Ginevra per salto nel tempo: suonano i The Musical Box, beh una ottima cover band dei Genesis ma sempre una cover band. Da qualche mese girava nell'ambiente dei fan più accaniti la notizia di una eventuale presenza a questo concerto...quella di Phil Collins, batterista e anche anche cantante della storica band inglese.

Programmo un giorno di ferie oltre due mesi fa, poi passa il tempo e la notizia non diviene certa, non ci penso più. Tolgo anche il giorno di ferie

Nelle ultime due settimane questa notizia diviene sempre più probabile fino a divenire ufficiale 3 giorni prima: Phil suonerà con i MB nel bis "The Musical Box".

Arriva il giorno atteso, viaggio per Ginevra tranquillo, molta ansia per l'evento. Si rivedono vecchi e nuovi amici.....si entra al Grand Casino (una sorta di Auditorium lingotto un po’ più piccolo)

Il concerto atteso inizia, acustica strepitosa, musicisti bravi e carichi (finalmente fugato il pizzico di delusione per il concerto Torinese di gennaio). Lo show scorre ma a tratti non vedo l'ora che si giunga ad IT....fine. si accendono le luci. Il pubblico si alza in piedi, il batterista abbandona il palco (maglietta rossa a maniche bianche con la scritta Genesis), entra un altro batterista con occhiali e maglietta identica con la scritta The Musical Box.....standing ovation, si siede gli aggiustano alcuni pezzi del drum kit mentre il cantante presenta il brano. Appare visibilmente emozionato, congiunge le mani e guarda al cielo come dire che dio me la mandi buona

Poi inizia......il tocco di Phil è più delicato paragonato a quello del batterista dei MB, non suona questo brano da 23 anni e chi lo conosce come batterista si accorge di una seppur minima minor padronanza (forse l'emozione e l'allenamento), non ricama come al solito, usa uno stile più asciutto e semplice...ma quando il cantante canta play me my song e lui segue con HERE IT COMES AGAIN i brividi sono inevitabili. Un'emozione indescrivibile, per me sul palco c'era solo lui....

A fine brano tutti insieme ringraziano il pubblico estasiato e lasciano il palco....fine concerto. Nei camerini pare che abbia detto che non ce la fa più a suonare questi brani e si è complimentato con i gruppo. Dopo quasi mezz'ora riesco a entrare attraverso l'uscita degli artisti e giungere anch'io nel backstage: qui incontro la moglie e subito dopo Phil mi viene incontro sorridendo porgendomi la mano (sembrava quasi che mi conoscesse e fosse felice di rivedermi....) stretta di mano, complimenti, saluti, riesco a scattare foto, si mette un giaccone e chiama l'ascensore, quindi esce. Sono rimasto quasi senza parole. Ne valeva proprio la pena.....mi auguro che queste cose possano risuccedere. Phil che è sempre stato bistrattato ha invece onorato la carriera dei Genesis in modo umile...mi auguro che gli altri membri possano far tesoro di questo episodio e chissà magari riusciremo a rivederli insieme ancora una volta.......

Postato da: imperialzeppelin a 10:52 | link | commenti |

lunedì, 28 febbraio 2005

 OT - ASSENZIO? NO. PRESENZIO

Uccise decine di persone ma ispirò il talento di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Toulouse-Lautrec, Van Gogh, Wilde, Picasso, Poe e Degas (suo il quadro qui a finaco, I bevitori di assenzio. L'assenzio, l'elisir dei poeti maledetti, la "Fata verde" dei pittori dal delirio folgorante e dalla creatività allucinata, da domani sarà legalizzato in Svizzera, dove era vietato dal 1908. Proibito in Europa e negli Stati Uniti all'inizio del secolo scorso, di nuovo ammesso o comunque in circolazione negli ultimi anni - in versioni meno pesanti che in passato - in Gran Bretagna, Francia, Italia, Usa, il letterario assenzio era comunque accessibile a tutti poichè in vendita tramite internet. E d'altra parte in tutti questi decenni alcuni paesi, come la Spagna o la Repubblica Ceca, hanno continuato a produrlo.
In Svizzera prosperavano fino ad oggi i distillatori clandestini. La versione legalizzata in Europa e da oggi ammessa anche in Svizzera è più leggera di quella che affascinò e distrusse artisti e gente comune: 80 gradi quella di un tempo, 50-55 quella di oggi, una gradazione non diversa dalle tante grappe bevute nel mondo. Con un'eccezione: l'assenzio prodotto da una biologa francese, Marie-Claude Delahaye. Creatrice di un museo sull'elisir maledetto ad Auvers-sur-Oise, il villaggio in cui sono sepolti Van Gogh e suo fratello Theo (sembra che il grande pittore si tagliasse l'orecchio proprio sotto l'effetto dell'assenzio), la studiosa ha riprodotto su ricetta originale una bevanda di assenzio a 68 gradi, che vende su internet.
È meno pericoloso, sostiene, di tante droghe oggi diffusissime. La sostanza che rende l'assenzio allucinogeno, scoperta da studiosi americani, si chiama thujone: agisce sul sistema nervoso fino a indurre reazioni simili all'epilessia; dà euforia ma anche apparente lucidità e la sensazione di controllare la situazione, anche oltre i 70 gradi. Rende quindi la bevanda molto pericolosa. Ma, se ai tempi di Toulouse-Lautrec ne erano presenti 260 parti per milione, nelle bevande attuali questa sostanza è molto più diluita e ce ne sono dieci parti per milione.
 Oggi il nuovo superalcolico è fabbricato con ingredienti parzialmente differenti, che gli danno un gusto diverso dall'antico sapore di anice. Ma i fondamenti ci sono tutti: l'assenzio «moderno» - chiamato «absente», «absinthe» in francese - contiene sempre distillati di Artemisia Absinthum e Artemisia pontica, ossia le due specie di assenzio esistenti. Anche il rituale per servirlo è quello di sempre: dopo aver versato nel bicchiere una dose di liquore e ghiaccio, si mette una zolletta di zucchero su un cucchiaino d'argento traforato e vi si versa sopra lentamente acqua fresca. Il contenuto del bicchiere si tinge di verde smeraldo, e l'atmosfera 'maudit' è garantita. L'epoca d'oro dell'assenzio fu la Belle Epoque della Parigi a cavallo del secolo, quando scorreva a fiumi nei bistrò e nei cafè chantant. Di recente in Francia ma anche in Inghilterra, Italia (dove sono in vendita caramelle “fatina verde” all'assenzio) Stati Uniti, il richiamo di quello che fu l'elisir degli artisti è tornato fortissimo. Da domani accadrà probabilmente lo stesso alla Svizzera.

Postato da: imperialzeppelin a 17:26 | link | commenti (6) |

IL TASSISTA

Successe che riuscii ad infilarmi nel retropalco del Lirico dopo un concerto degli Yes a Milano. Entrai dal passo carrabile e sgattaiolai senza farmi notare eludendo il servizio di sicurezza. Imboccai la porta che dava sulle scale che portavano alle scale e ai camerini, e comincia a salire con la classica sensazione di poter essere buttato fuori da un secondo all'altro.

A metà rampa mi imbattei in Jon Anderson.

Lo fermai. "Hi Jon, an amazing concert indeed".

Lui mi guardò, prese il biglietto che avevo in mano, lo firmò e poi disse:

"Thank you. I need a taxi".  

Davanti al mio sguardo perplesso, si tuffò giù per le scale e svanì rapido come era apparso.

 

Postato da: imperialzeppelin a 11:44 | link | commenti |

venerdì, 25 febbraio 2005

V & W

Mi recai nel pomeriggio, di persona, per provvedere all'acquisto dei biglietti per il concerto dei Van der Graaf Generator dell'11 giugno. La signorina dietro il vetro chiese "Con la doppia V?" e sopravvisse alla sua domanda. Fu allora che assunsi la consapevolezza del fatto che anche per la seconda data milanese degli U2 non si possono più acquistare biglietti. Non ho prove, ma sono convinto che non tutto è andato per il verso giusto. Qualcuno ci sta ingannando. Io non intendevo andare, ma mi spiacque per gli altri.

Sparisco per il fine settimana. Se volete comprare un disco provate l'ultimo dei Doves, è carino, leggero, per tutti i palati, orecchiabile. Non è un capolavoro, ma si trangugia con piacere. Nei posti grandi - tipo Fnac e Ricordi - costa 15,90 euri.

Se volete comprare memorabilia visitate il banchetto rock qui a fianco. E' sempre divertente giocare a fare Sotheby's.

Postato da: imperialzeppelin a 18:12 | link | commenti (1) |

DESTINI FATALI

L'ultimo cd ascoltato da Lady Diana e Dodi prima di morire a parigi nel 1987 è stata una compilation di Julio Iglesias. 

Postato da: imperialzeppelin a 11:47 | link | commenti (4) |

giovedì, 24 febbraio 2005

TAMMURRIATA NIRA (new London version)

A creature is now born

She is born black

The mother called him Jack

yes, my Lord, she called him JacK!

Postato da: imperialzeppelin a 18:16 | link | commenti |

PENSAVO

Non hai mai avuto il piacere, come si dice. Ma tutti ne hanno sempre parlato un sacco bene, un po' come gli Stooges di Iggy Pop. Ho scoperto che domenica e lunedì, rispettivamente a Torino e Treviso, suonanoquasi tutti gli MC5, storica band americana vissuta a cavallo fra gli acidi anni sessanta e i nervosi settanta. Avrebbero doVuto fare quindici date in Italia nel 1972, ma si sciolsero prima. Costano 15 euro. Quasi quasi potrebbe essere un'idea, pensavo....

Postato da: imperialzeppelin a 12:39 | link | commenti (4) |

 

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